La psicologia dell’emergenza: molti vantaggi ma ancora poca conoscenza

In Italia si registra un ritardo abbastanza preoccupante nella promozione di esperienze e percorsi formativi di preparazione della popolazione alle emergenze ambientali e civili, nella formazione di coloro che si occupano di protezione civile e dei lavoratori nella gestione psicologica della sicurezza.  Tale ritardo denuncia da un punto di vista psicologico l’attivazione a livello collettivo di difese mentali molto potenti, come la negazione o la rimozione; esse sono conseguenti alla forte angoscia attivata dagli eventi catastrofici, nonostante le nostre conoscenze su di essi siano immensamente aumentate rispetto al passato. Da un punto di vista economico e politico la prevenzione, rispetto ai finanziamenti immediati che richiede, ha bisogno di lunghi tempi per dare i suoi primi frutti e per questo i risultati vengono avvertiti dalla popolazione, e dalla politica, molto in ritardo rispetto al momento in cui viene attivata. Certamente negli ultimi anni l’attenzione e le attività inerenti alla prevenzione in diversi settori sono aumentate, sia a livello legislativo che fattivo. Ancora, però, si continua a pensare che se un incidente non è mai successo perché dovrebbe accadere? In fondo il costo economico per la prevenzione strutturale e di formazione degli addetti è costoso, ne vale veramente la pena? Basta andare su un cantiere edile e rendersi conto di come, nonostante leggi di sicurezza rigide, molti lavoratori ancora ritengano che mettersi in sicurezza sia solo una perdita di tempo…mentalità spesso condivisa dai committenti in quanto aumento dei costi generali del cantiere. Figurarsi impiegare fondi per l’individuazione e la gestione preventiva del fattore umano! L’importante è, per i professionisti della psicologia dell’emergenza, continuare a lavorare sempre di più perché una trasformazione culturale ha bisogno di tempo e di costanza continua.

Di cosa si occupa la psicologia dell’emergenza?
La psicologia dell’emergenza è una disciplina che si occupa di normali reazioni di individui normali a eventi ed esperienze anormali o estreme.
Riassume una serie di misure da adottare, il prima possibile, in circostanze critiche e traumatiche, allo scopo di evitarne le potenziali ripercussioni sulla salute mentale riscontrabili a lungo termine. Di fronte ad un evento critico, ci si trova quasi sempre impreparati emotivamente: tale sorpresa mette l’individuo in uno stato di allarme che attiva le difese psicofisiche. Quando le difese non riescono a far fronte alle richieste interne ed esterne che vengono rivolte dall’individuo per garantirsi la sopravvivenza, egli soccombe, riportando seri danni psicofisici a breve o a lunga durata.
La psicologia dell’emergenza si rivolge a popolazioni, gruppi, individui che sono potenzialmente esposti o che hanno subìto un evento traumatico, un disastro. Eventi che possono aver avuto origine da cause naturali come terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche o da incidenti come quelli stradali, ferroviari, aerei, incendi, disastri industriali, incidenti sul lavoro o da azioni procurate dall’uomo come guerre e attentati. Esperti di questa disciplina sono gli psicologi dell’emergenza, ossia psicologi specializzati che hanno frequentato Corsi Formativi specifici organizzati da Enti riconosciuti. In Italia, solo negli anni ottanta, si cominciò a focalizzare quanto fosse necessario affrontare in maniera articolata una nuova organizzazione della protezione civile e della sicurezza, non solo dal punto di vista legislativo e operativo, ma anche dal punto di vista psicologico. Nel 1981 fu istituito dopo il terremoto in Irpinia e l’eclatante evento di Vermicino, il Dipartimento di Protezione Civile che diede una svolta fondamentale all’organizzazione del sistema di protezione civile nel Paese. Nel terremoto in Umbria del 1997 fu richiesto esplicitamente dalla popolazione e dagli Enti del soccorso un vero e proprio intervento psicologico da parte degli psicologi dell’emergenza. Finalmente nel 2000 con il DDL 4449 fu sancita l’istituzione del ruolo di psicologo delle situazioni di crisi e nel 2006 (Gazzetta Ufficiale n.200 del 29 agosto 2006) si ebbe il riconoscimento e l’organizzazione degli psicologi dell’emergenza.
Il Centro Alfredo Rampi onlus, associazione a cui appartengo, evidenziò già dal 1982, la necessità di organizzare attività per rendere i cittadini in grado di affrontare emotivamente e praticamente le diverse situazioni di emergenze ambientali sia macro come terremoti che micro come gli incidenti in casa, sulla strada, sul lavoro.
La formazione psicologica per una corretta gestione delle risorse umane
Tra i fattori che influenzano, in una situazione di stress o di emergenza o di ripresa post emergenza, le risorse fisiche individuali, l’ospitalità o meno dell’ambiente, presenza di amici o di nemici, danni fisici riportati, è dimostrato che il più importante è quello psicoogico. Quando avviene un disastro un incidente, il primo comportamento dell’incidentato è fondamentale per garantirgli la vita.
Solo attraverso un processo di buona cultura l’individuo può aumentare la propria capacità di sopravvivenza di fronte ad eventi critici imparando a neutralizzare l’esperienza traumatica, dell’incidente e della catastrofe. Una maggiore comprensione scientifica degli eventi naturali permette all’individuo di affidarsi meno al caso o alla sfortuna ma diventare attore principale della propria sicurezza. Proprio per questo bisognerà lavorare sempre più sugli aspetti di personalità e sugli aspetti emotivi individuali e collettivi che concorrono nel far cadere in incidente se si vorrà raggiungere il faticoso obiettivo della diminuzione degli incidenti ed una migliore gestione dell’emergenza e del post emergenza. Abbiamo tutti verificato quanto una buona legislazione non basti all’individuo per rispettare le regole della sicurezza e dell’auto-protezione. Solo se l’individuo ne comprende a fondo l’importanza, superando la negazione o la rimozione nascosta dietro “A me non può capitare” allora sì che avremo meno incidentati, meno morti, meno sofferenza e anche minor costi sociali.
Lavorare sull’impatto psicologico di un evento critico su una persona o su un gruppo coinvolta porterebbe all’azienda tantissimi vantaggi.
Tra i più importanti possiamo sottolineare una minore incidenza di incidenti, un maggior benessere dei lavoratori con conseguente migliori risultati lavorativi, miglior ripresa post incidente, minor numero di assenze per malattie. Il tutto correlato ad una diminuzione di costi economici da parte dell’azienda e miglior fatturato. Minor spese per le società di assicurazioni per rimborso a causa di incidenti.
Per una cultura più completa del risk management
Nei luoghi di lavoro è fondamentale una preparazione individuale e una preparazione collettiva dei lavoratori: la prima soprattutto per permettere al lavoratore di innescare un processo di controllo delle proprie risorse, per ottimizzarle, per migliorare la gestione del proprio stress che spesso può esitare in un incidente.
Organizzare una formazione che possa permettere al lavoratore, qualsiasi lavoratore, una conoscenza più approfondita dei propri punti di forza e debolezza, l’essere padroni di tecniche psicologiche di gestione dell’ansia, saper riconoscere e gestire lo stress cronico e i sintomi derivanti dallo stress post-traumatico. Aiutare gli operatori a salvaguardarsi dal rischio del Burn-out, derivato dall’eccessiva esposizione a fonti che possono procurare stress psicologico.
Offrire una formazione ad una specifica attivazione di procedure operative standard in caso di emergenza che potranno essere attuate solo se si terrà conto degli aspetti psicologici individuali. E possibilmente mettere a disposizione all’interno dei contesti lavorativi una consulenza psicologica.
Inoltre, altrettanto importante è programmare una preparazione collettiva per aumentare una sintonia fra i lavoratori attraverso la preparazione e diffusione di opuscoli relativi al comportamento psicologico da attuare in caso di emergenza e al lavoro di gruppo.
Fondamentale, a mio avviso, per raggiungere gli obiettivi prima menzionati è lavorare con i team, con incontri psicodinamici e formativi sugli aspetti di autoprotezione fisica e psichica. Incontri sia per sostenere il percorso lavorativo, specialmente per lavoratori in contesti di alto rischio, che per sostenerli nella ripresa post emergenziale. È importante dotare i posti di lavoro di un riferimento psicologico, proposto non come spot però, ma all’interno di un contesto condiviso con i lavoratori.
Ho potuto verificare, attraverso la mia esperienza, quanto sia prezioso fornire una formazione così strutturata.
Senza un’attenzione psicologica adeguata rivolta agli operatori, all’interno dell’ambiente lavorativo, inevitabilmente si registrerà un aumento di malattie di origine occupativa (per esempio disturbi biologici, disturbi cardiovascolari, muscolari, al sistema immunitario, gastriti, ulcere).
Si potrà registrare un aumento di incidenti e malattie post emergenza come i disturbi psicosomatici, un incremento dei disturbi comportamentali e psicologici come il tabagismo, dipendenze varie, depressione, diminuzione soddisfazione lavorativa.
I risk manager sanno quanto il fattore umano sia predominante nella causa e nella gestione di un incidente, per questo si adoperano per incrementare la formazione psicologica nei loro piani di gestione dei rischi. Se tale piano contemplasse, ove non previsto, anche la presenza di uno psicologo o di uno psicologo dell’emergenza, certamente risulterebbe più completo.
 
La Dott.ssa Rita Di Iorio è Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico, psicosomatista, esperta in Psicologia delle Emergenze, vice presidente del Centro Alfredo Rampi onlus. Consulente, supervisore e formatore alla psicologia delle emergenze.
Autrice e coautrice di diverse pubblicazioni tra cui Sopravvivere alle emergenze, gestione delle emozioni negative legate alle emergenze ambientali e civili, edito da MAGI, 2009;  Psicosoccorso- Dall’incidente stradale al terremoto, edito da Magi, 2011. Responsabile del comitato direttivo della rivista on line “Conosco Imparo Prevengo” (psicologia dell’emergenza, protezione civile, sicurezza) del Centro Alfredo Rampi con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Università di Tor Vergata di Roma e l’Istituto di previsione e prevenzione dell’Università di Tor Vergata.
Direttrice del Corso Internazionale di Alta Formazione in psicologia delle emergenze, ambientali, civili e militari (Centro Alfredo Rampi, Università di Tor Vergata, Università di San Marino). 

 

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